Qualche giorno fa è uscita una ricerca dell’MIT super interessante e volevo parlartene.
Il titolo è: *“Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task”*.
Forse hai già letto qualcosa, perché nei giorni scorsi ha fatto discutere molto. <!--IMG:0-->
Ho letto diversi titoli di articoli relativi allo studio. 📚
Devo dire, però, che non li condivido molto perché tendono a creare allarmismi inutili.
Ti porto qualche esempio 👇
📌 “ChatGPT fa male al cervello”
📌 “ChatGPT fa diventare più stupidi”
Proprio per questo, volevo fare un po’ di chiarezza dandoti anche il mio punto di vista.
Facciamo un passo indietro e vediamo nel dettaglio che cos’ha fatto il team di ricercatori. 🙌
In pratica, il team ha studiato come l’AI generativa influenza il modo in cui pensiamo quando scriviamo. ✍️
Ed è partito dalla domanda:
*Cosa accade alla nostra mente quando deleghiamo lo sforzo cognitivo (la fatica del pensare) a un assistente AI?*
Per rispondere, il team ha coinvolto 54 studenti universitari, suddivisi in tre gruppi.
1️⃣ Gruppo LLM: questo gruppo poteva utilizzare ChatGPT per fare il task
2️⃣ Gruppo Search Engine: poteva utilizzare Google Search e cercare online, ma senza usare l'AI
3️⃣ Gruppo Brain Only: non poteva usare nulla, lavorava senza strumenti AI e senza Internet <!--IMG:1-->
Ogni gruppo ha partecipato a 4 sessioni, in cui doveva scrivere brevi saggi (su temi come la felicità, la lealtà o il coraggio).
La quarta sessione ha un ruolo importante. 👀
Qui, infatti, alcuni partecipanti passavano al gruppo opposto: chi aveva usato ChatGPT doveva scrivere senza, e viceversa.
In questo modo, i ricercatori hanno potuto vedere cosa succede nel tempo e se è facile (o difficile) tornare a scrivere come prima.
Per intenderci 👉 Dopo aver usato ChatGPT per scrivere, *sei ancora capace di scrivere da solo, senza usarlo?* O il tuo modo di scrivere è cambiato?
Per capire cosa succedeva durante la scrittura, i ricercatori registravano l’attività cerebrale con EEG (esame che registra l'attività elettrica del cervello).
E sono state effettuate valutazioni incrociate da parte di professori umani, un’AI usata come “*giudice*” e interviste post-scrittura ai partecipanti.
Vediamo ora i risultati 👇
1️⃣ L’AI “spegne” (un po’) il cervello
Usare l’AI ha ridotto l’attività del cervello nelle aree legate alla pianificazione, alla memoria e al controllo dei pensieri.
In pratica: meno fatica mentale, sì, ma anche meno coinvolgimento cognitivo.
Il cervello sembra “rilassarsi” e lasciare fare il lavoro all’assistente.
Chi invece scriveva da solo mostrava un’attività cerebrale più intensa e diceva di aver fatto più fatica a livello mentale.
2️⃣ Chi usava l’AI ricordava meno
Chi aveva scritto con l’AI ricordava molto meno quello che aveva appena scritto.
Nel 80% dei casi, non riusciva nemmeno a ripetere correttamente una frase del proprio testo dopo pochi minuti.
Chi invece aveva scritto senza AI ricordava quasi tutto. <!--IMG:2-->
3️⃣ I testi suonano “finti”
I professori hanno trovato i testi scritti con l’AI più uniformi e corretti, ma anche freddi, impersonali e poco originali.
4️⃣ Usare troppo l’AI porta a perdere la capacità di pensare in modo autonomo
Nella quarta parte dell’esperimento, chi passava dall’uso di ChatGPT alla scrittura “a mano” mostrava meno attività cerebrale e faceva più fatica.
Inoltre, tendeva a usare, senza accorgersene, le stesse frasi e strutture linguistiche che aveva visto nei testi generati dall’AI.
Da qui nasce il concetto di “debito cognitivo”: cioè l’idea che, se usiamo troppo l’AI, rischiamo di perdere nel tempo la capacità di pensare e scrivere in modo autonomo.
Arriviamo al punto.
In sintesi, dallo studio emerge che scrivere con l’AI può indebolire pensiero critico e creatività, come se il cervello si “impigrisse” col tempo.
Sicuramente lo studio apre questioni importanti.
Ma ha anche diversi limiti 👇
Un campione ristretto e geograficamente concentrato
Lo studio ha utilizzato un solo modello AI (GPT-4o), senza un confronto tra LLM
L’esperimento è breve e focalizzato solo sulla scrittura
Non è stata considerata nessuna separazione tra fasi di scrittura
Lo studio, infatti, non dice nulla sull'impatto generale, ma fornisce dati solo su questo specifico contesto e su questa specifica prova sperimentale.
Se ci pensi, i risultati non sono nemmeno così inaspettati.
Sono considerazioni già emerse in passato.
Anche se è importante che vengano riconosciute utilizzando dati empirici.
Ma è presto per trarre conclusioni sugli effetti a lungo termine, che potremmo osservare solo fra decenni.
Un po’ com’è stato con altre tecnologie in passato. 📲
Stiamo ancora cercando di capire l'impatto cognitivo di lungo termine dell'uso di Internet e dei social network sulle attuali generazioni.
Insomma, per concludere…
Usare l’AI per *pensare* è davvero un male?
O è solo una forma di aiuto, simile a quella che già usiamo quando cerchiamo qualcosa su Google?
Quando usiamo ChatGPT, il cervello si attiva meno.
Quindi questo significa che diventiamo più stupidi? O semplicemente che stiamo usando meglio le nostre energie?
Diciamo che non abbiamo ancora le “*risposte finali*”.
I risultati di questa ricerca sono sicuramente un ottimo punto di partenza per discuterne meglio.
Il punto centrale è chiaro 👉 ChatGPT ci rende le cose più facili, ma usarlo troppo spesso ha un costo.
Il vero rischio, anche secondo i ricercatori, non è usare l’AI.
Il rischio è di non renderci conto di come ci cambia.
Se ci abituiamo troppo presto a “pensare con ChatGPT”, potremmo perdere il senso dello sforzo, della memoria e del modo in cui impariamo.
Per questo, la formazione diventa fondamentale.
È importante imparare come usare l’AI per pensare meglio.
Studi come questo sono stra importanti, perché ci aiutano a capire davvero come cambia il nostro modo di pensare quando lavoriamo con strumenti come ChatGPT.
Siamo solo all’inizio di questa nuova tecnologia (ChatGPT è uscito a fine 2022 se ci pensi).
La sfida più importante è imparare a usare l’AI nel modo giusto, per potenziare la mente.
E questi studi sono fondamentali per capire come farlo.
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Giacomo Ciarlini - Head of Content & Education - Datapizza
Alexandru Cublesan - Media Manager & Creator - Datapizza