La nota azienda di pagamenti di Jack Dorsey ha licenziato in una notte la metà dei suoi dipendenti… per colpa dell’AI.
Il 26 febbraio, infatti, il founder e CEO di Block ha mandato una lettera ai suoi oltre 10.000 dipendenti, che dal giorno dopo sono scesi a 6.000.
Non per difficoltà economiche: il business è solido e i profitti crescono, dice Dorsey.
Ma perché, con l’attuale livello dell’AI, degli agenti e dell’automazione, semplicemente queste persone non servono più.
Dorsey lo scrive a chiare lettere:
👉 "Gli strumenti di intelligenza artificiale che stiamo costruendo e usando, abbinati a team più piccoli e compatti, stanno abilitando un nuovo modo di lavorare che cambia fondamentalmente cosa significa costruire e gestire un'azienda. E sta accelerando rapidamente."

Tradotto: queste persone non servono più ora che l'AI fa quello che facevano loro.
Non so cosa ne pensi, ma questa lettera entrerà nella storia.
Sia per la crudezza del taglio che per la franchezza con cui viene giustificato.
Innanzitutto per il danno reputazionale: cosa penserà il mercato di questa iniziativa?
Vorrò ancora associare la mia azienda a una che ha tagliato metà della sua workforce per darla in mano ad agenti?
Senza contare che non per forza è davvero tutto dovuto all’AI: potrebbe essere in parte una scusa per efficientare dopo un eccesso di assunzioni.
Ma la domanda vera è: funzionerà?
Lasciamo deliberatamente fuori la questione etica, che è enorme e dipende da contesti culturali e giuridici che variano da paese a paese.
In Italia, per esempio, questa cosa non si può fare, così dal giorno alla notte e senza un giustificato motivo.
Che impatto psicologico avrà sui 6.000 che rimangono?
Come si sente lavorativamente una persona che ha appena visto metà dei colleghi sparire e ha scoperto la cosa da un tweet?
E, soprattutto, che teme la settimana prossima potrebbe toccare a lei?
La psicologia del lavoro e del management è abbastanza chiara su questo…
I casi di sindrome del sopravvissuto dopo licenziamenti o ridimensionamenti del personale sono frequenti e costosi, con effetti psicologici e costi organizzativi misurabili in termini di produttività, impegno e turnover.

Gli studi di psicologia organizzativa mostrano anche che dopo i licenziamenti i dipendenti rimanenti riportano minore commitment e performance.
Calo di produttività, creatività e soddisfazione lavorativa, aumento di ansia e stress, sfiducia nel management, fuga dei talenti migliori (che hanno più opzioni degli altri).
Dorsey ha scelto la chiarezza e la velocità per evitare l'effetto logorante dei tagli graduali.
Ma il costo psicologico sui sopravvissuti è un'incognita enorme che nessun modello AI può quantificare prima che accada.
Il vero nodo è confondere "posso" con "devo".
I modelli AI di oggi (come Opus 4.6, GPT-5.2, Gemini 3.1) possono svolgere una parte crescente dei lavori cognitivi di base, fino a intere parti di workflow.
Fino a ieri questa frase era falsa, ma la velocità dell’evoluzione dei modelli è impressionante.
Quindi Dorsey non sta mentendo sul pezzo tecnico.
Ma che la risposta giusta sia dimezzare l'organico è almeno discutibile.
La cosa onesta da dire quando si parla di AI che sostituisce le persone è che, è vero, in alcuni casi può farlo…
Ma quasi mai conviene - né alla leadership né ai dipendenti.
C’è infatti un problema di visione e lungimiranza: se invece di licenziare 4.000 persone, le avessero potenziate per espandere il business quanto sarebbe cresciuta l'azienda?
Ultimamente sto pensando molto a come sta cambiando il lavoro con la crescita dell’AI.
Personalmente, ho più domande che certezze.
Ma una cosa l'abbiamo decisa: in Datapizza, le persone vengono potenziate dall'AI, non sostituite.

Stiamo ripensando processi e operatività in quest’ottica, con la grande fortuna di poter costruire ancora tanto senza una legacy da difendere.
Il principio guida è mettere le persone al centro della trasformazione:
👉 capire cosa sanno fare meglio dell'AI (creatività, insight, relazione, giudizio contestuale, fiducia, decisione), disegnare i processi attorno a queste capacità, e fare in modo che la collaborazione umano-AI inneschi nuove fasi di crescita.
Chi punta a usare l'AI per comprimere i costi e ai tagli al personale si ritroverà con un'azienda più piccola ma non necessariamente più capace.
Chi invece usa questo momento per espandere la sfera del possibile con le stesse persone - o con team più focalizzati e potenziati - avrà un vantaggio competitivo vero.
Block potrebbe avere ragione sul breve termine.
Ma nel lungo periodo, le organizzazioni che otterranno risultati saranno quelle che hanno capito come far collaborare umani e macchine in modo che il tutto sia maggiore della somma delle parti.
Vedremo chi aveva ragione. Nel frattempo, occhi aperti.
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Giacomo Ciarlini - CIO - Datapizza
Simone Conversano - AI Adoption Specialist - Datapizza